Schifani: c' chi vuole minare dialogo PDF Stampa E-mail
ImageRoma. ''Si tratta di fatti inconsistenti e manipolati che non hanno dignita' di generare sospetti. La verita' e' che qualcuno vuole minare il dialogo ed il confronto costruttivo che ha caratterizzato l'inizio di questa legislatura''. Renato Schifani, presidente del Senato, risponde cosi' ai microfoni del Tg1 agli attacchi ricevuti ieri da Marco Travaglio nel corso della trasmissione di Fabio Fazio ''Che tempo che fa'' su Raitre.
Nello stesso spazio e allo stesso orario la Rai stigmatizza le parole di ieri sera di Marco Travaglio contro il presidente del Senato Renato Schifani, scintilla di una polemica politica che, come spesso accade, si ripercuote dentro l'azienda. La polemica esplode a 20 giorni dalla scadenza del cda e chiama in prima linea il direttore generale Claudio Cappon che, da Lubiana dove si trova per il comitato esecutivo della Uer, dice la sua con durezza.
Esprime profondo rincrescimento e vivo rammarico per le affermazioni di Travaglio, definisce deprecabile l'episodio, e ingiustificabile il comportamento, tanto da aver preso contatti con le strutture aziendali per le iniziative del caso. Cappon si riconosce nelle parole espresse ieri sera dal direttore di Raitre Paolo Ruffini, secondo il quale l'esercizio della liberta' di opinione non puo' mai sconfinare nell'offesa personale, tanto piu' grave se tutto cio' avviene senza contraddittorio. Posizione ribadita in una nota ufficiale che Fabio Fazio ha letto stasera in apertura di Che tempo che fa a cui ha aggiunto da parte sua ''nessun secondo fine'', bollando le accuse.
Fazio che, a sua volta, ha fatto le scuse motivate al presidente: il programma, ha spiegato, ha sempre cercato di ''consentire la totale liberta' di espressione a tutti i propri ospiti'', ma anche di ''non offendere nessuno''. Quindi gli ha ribadito l'invito a partecipare al programma. Intanto il consigliere d'amministrazione Angelo Maria Petroni, che molti danno in aria di riconferma anche nel prossimo Cda, parla di ''uno dei punti piu' bassi nella storia del servizio pubblico radiotelevisivo''.
A suo avviso ''di questo sono responsabili gli attuali organi di vertice della gestione dell'Azienda, che hanno da sempre ignorato ogni tipo di richiamo fatto da diversi consiglieri di amministrazione al far rispettare effettivamente le regole''. Punta il dito contro il dg anche Giuliano Urbani, secondo il quale ''la Rai si ritrova ancora una volta in balia del primo diffamatore di passaggio''. Per Urbani le colpe vengono ''dal conduttore della trasmissione al direttore di rete, dal direttore generale allo stesso consiglio d'amministrazione che li ha investiti dei rispettivi incarichi''. Insomma problema di vertice ma anche di giochi politici, come fa intendere il consigliere Carlo Rognoni colpito, piu' che altro (''per Travaglio c'e' sempre un problema di toni ma direi anche che Schifani dovrebbe spiegare bene i punti a cui il giornalista si riferisce''), dalla durezza delle accuse di Maurizio Gasparri a Cappon: ''Forza Italia si e' presa le attivita' produttive e il vice ministro Romani e An resta con il cerino in mano? Mandano avanti Gasparri per dire che almeno in Rai il dg lo vorrebbero loro''.
Quindi invita il Partito democratico a battere il pugno sul tavolo per una riforma Rai. Della questione intanto se ne dovrebbe parlare nella riunione del prossimo Cda, che ha all'ordine del giorno i conti del bilancio favorevoli questi a Cappon. Ma difficile prendere provvedimenti: ''sono solo un collaboratore di Annozero - dice Travaglio - e Michele Santoro oggi ha detto che finche' ci sara' lui in tv io avro' diritto di parola''. Ma, per il giornalista, ''la Rai e' nelle mani dei partiti e quindi i partiti decideranno''. Della replica di stasera su Rai dice solo: ''ringrazio Fazio per lo spazio di liberta' che mi ha garantito ieri sera e capisco che quello accaduto stasera e' la risposta al discorso sul legame tra informazione e partiti fatto ieri. Magari la Rai dovrebbe anche scusarsi per l'intervista-zerbino fatta dal Tg1 a Schifani''. (ANSA)
 
< Prec.   Pros. >